Il margine non è lontano, è solo fuori dal nostro sguardo
È questo il tema della terza edizione del WeWorld Festival Bologna. Perché i margini possono essere dall’altra parte del mondo, nei Paesi segnati da guerre, crisi climatiche e disuguaglianze, ma anche a pochi passi da noi, nelle periferie delle nostre città. Possono essere geografici, sociali, economici, politici o culturali.
Ciò che non vediamo rischia di diventare ciò che non notiamo più: una crisi, un territorio, una storia, delle persone.
Il Festival nasce per interrompere questo meccanismo: spostare lo sguardo verso ciò che troppo spesso resta fuori campo, dalle crisi dimenticate alle disuguaglianze normalizzate, e costruire uno spazio in cui cinema, giornalismo, letteratura, fotografia, musica e cooperazione internazionale possano mettere in relazione ciò che percepiamo come distante con le nostre vite.
Il Festival attraverserà diversi luoghi della città: Cinema Lumière, Cinema Modernissimo, DAS – Dispositivo Arti Sperimentali, VAG61 e Oratorio San Filippo Neri.
Il cinema dai margini del mondo
Al centro del Festival torna il cinema, con una selezione di corti, medi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo, numerose anteprime bolognesi e due anteprime nazionali: House of Hope e River Dreams.
Ma il WeWorld Festival non sarà solo cinema: talk, performance, show cooking, podcast, fotografia, musica e laboratori attraverseranno i temi dell’edizione con linguaggi e prospettive differenti, trasformando il Festival in uno spazio di incontro, partecipazione e condivisione.
Dalle periferie italiane alla Tanzania: il diritto di immaginare il futuro
Il Festival porterà al centro “Abitare i Margini”, la ricerca di WeWorld che ha raccolto le voci e le esperienze di oltre 230 bambine e bambini, ragazze e ragazzi coinvolti nei programmi dell’organizzazione in Italia. Da qui prende avvio Quanto costa immaginare il futuro?, un confronto sulle disuguaglianze che restringono aspirazioni e opportunità e sulle difficoltà economiche che impediscono a sempre più giovani di emanciparsi, diventare indipendenti e costruire il proprio futuro.
Dalle periferie italiane ai contesti segnati da guerre, povertà e crisi climatica, l’incontro prova a rispondere a una domanda sempre più urgente: cosa succede quando il futuro sembra appartenere sempre a qualcun altro? Ne parleranno, tra gli altri, l’economista femminista Azzurra Rinaldi, l’autrice e divulgatrice Sofia Pasotto, lo psicologo e divulgatore Michele Arena e Martina Albini del Centro Studi WeWorld.
Dalla Tanzania arriva invece una storia capace di mettere in discussione molte delle immagini con cui siamo abituati a guardare il mondo. In Di femminismo, alberi di mango e matematica, Chiara Alessi ritroverà Juliana Marko, ingegnera e insegnante conosciuta durante il viaggio con WeWorld in Tanzania. Juliana oggi lavora per avvicinare bambine e bambini alle materie STEM attraverso un metodo innovativo basato sull’utilizzo dell’abaco. La sua storia sarà il filo conduttore di una conversazione a tre su educazione, opportunità, femminismo e futuro, ma anche su ciò che accade al nostro sguardo quando, al posto delle immagini che pensavamo di conoscere, incontriamo persone, esperienze e quotidianità reali.